curiosità stroriche padovane  1°

LA LEGGENDA DI CALAONE

Vicino a Calaone si trova il monte Castello ribattezzato da chi non è del luogo “monte Croce” poiché nella sommità è stata piantata nel 1926 una grande croce. Nella parte nord si vede un’enorme pietra conficcata a picco che fa uno strapiombo di parecchi metri. Della gente raccontava che un pastore tanto povero abitava nei dintorni in un casone fatto di canne con il tetto di paglia. Un giorno, trovandosi costui con le pecore nella parte nord del monte Castello, sentì dei forti dolori intestinali; si mise sopra la pietra e si abbassò i pantaloni appena in tempo per non farsela addosso. Raccolse poi una sbrancà di erba e foglie per pulirsi quando si accorse di alcune monete d’argento sotto la vegetazione. Tutto contento le raccolse e tornò a casa soddisfatto. Dopo qualche settimana, il pastore, trovandosi nella stessa zona si recò alla solita pietra, per il consueto “bisogno” e con sua grande meraviglia trovò poco distante dal masso altre monete d’argento. In breve, ogni volta che si recava nei paraggi ne approfittava per fare la solita cosa trovando sempre del denaro.

In poco tempo il pastore migliorò la sua vita e riuscì a costruirsi una casa in muratura. Alcune persone incuriosite da tale cambiamento gli chiesero come avesse fatto a guadagnare tanti soldi in così poco tempo e, dopo svariate insistenze, l’ingenuo svelò il suo segreto. In men che non si dica la popolazione di Calaone e quella dei paesi vicini, si recò sopra il macigno, naturalmente facendo a turno, con gli occhi fuori dalla testa a furia di guardare per terra. Da allora la pietra venne denominata “pietra (o pria) del bel cag…”. Parecchie persone bevevano il succo di armelini o brombe che costituivano i migliori purganti per avere più possibilità di “andare di corpo”, accortezza del tutto inutile poiché malgrado il moltiplicarsi di immondi mucchi di escrementi, nessuno è riuscito più a trovare dei soldi. Allora qualcuno disse al pastore, dal momento che era l’unico ad essere fortunato, di sfruttare l’opportunità che gli dava il masso in modo da diventare in poco tempo il più ricco del paese. Il pastore acconsentì e vendette le sue pecore.

Un giorno, trovandosi sul medesimo scoglio, per la solita operazione, vide le monete giù nello strapiombo e sbiegandosi per guardare meglio e raccoglierle, scivolò battendo la testa sulla roccia e morendo immediatamente. L’ingordigia lo aveva copà e da allora la pietra rimase inutilizzata.
Morale della storia: “Chi troppo vuole nulla stringe”.

PS.  Sembra che la storia sia molto antica: il prof A.L. Prosdocimi, docente di glottologia nell’Ateneo Patavino, ricorda come il noto studioso di testi in pavano, prof. E. Menegazzo, avesse trovato tale toponimo in un atto notarile, scritto ovviamente in latino, del 1518. Risalendo quindi all’indietro di due secoli il nome si potrebbe ricollegare ai tempi in cui sulla sommità si ergeva il famoso castello di Calaone con “corte” e guarnigione.

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